Durante un delirio
Guardo il muro di fronte al cortile di casa. Muto, pallido, silente. Avvolto nell’aria. Aria di casa. Mi sembra che abbia 2000 anni. Mi sembra che si sia rubato tutta la mia storia e che adesso me la riconsegni all’improvviso, senza alcun ritegno. E senza pudore. Sa cosa sta facendo, sa quant’è grave quest’operazione, quant’è completamente disarmante. Eppure la fa. Da stupido oggetto avvolto nel tempo qual è. Lo guardavo sempre. L’ho sempre guardato. mi affacciavo alla finestra e lo osservavo. In tutta la sua grandezza. C’erano tutti quei buchi, quelle crepe.. aveva un che di giallastro.. mi sembra che abbia accompagnato tutti i miei deliri quando avevo la febbre.. e tutte le mie speranze quando mamma e papà non tornavano, non ancora e io rivolgevo a lui le mie preghiere più accorate, supplicandolo. Così era sua la colpa delle mie febbri, dei miei mal di pancia quando lo guardavo muta, ingannando il male e, allo stesso tempo, suo il merito, se mamma e papà tornavano a casa a riabbracciarmi. Anche se ero stata cattiva. Ha anche visto, lo ricordo nettamente, quand’ero innamorata.. il cielo sembrava assumere sfumature lilla e lui, ah.. lui diventava la parete di un castello nascosto. Dall’altro lato, ne sono certa, correvano rampicanti di edera e fiori.. e, affacciato alla finestra, il mio principe. Mi sovrastava, vecchio e ingiallito dal tempo. Ne sapeva senz’altro di più di me: era lì da sempre. E io da poco, da così poco... E dietro si vedeva qualcosa, quasi un mondo parallelo, forse c’era il mare. Era come la siepe dietro la quale puoi trovarci un infinito nuovo, ogni volta che tu ne abbia voglia.. ero certa che ci fosse qualcosa, forse la strada di via terranova, forse la parallela, ma il mio senso del’orientamento lasciava così a desiderare che non ho mai capito la direzione esatta dove stessi guardando, quando spostavo lo sguardo più in là. Oltre il muro. Ero questo forse che lo rendevo così misterioso. Quel muro. Ora lo riguardo. A destra i balconi del palazzo..mi sembra impossibile. Sono certa che erano più grandi. E più arrugginiti. C’era la lavanderia della casa del quarto piano..sempre densa di roba affastellata, ammassata. C’era lo stendi-panni della signora del terzo piano. Disordine. E sottane nere stese. E una scopa. Non ci sono più. Stenditoio e signora, intendo. Il tempo me lo riconsegna nuovo di zecca, dipinto, rinnovato. Come il mio animo.
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