martedì 27 dicembre 2011

Quello che il Natale suggerisce.

Necesse est apprendere la NOSTRA idea di felicità e di amore e, per quanto bizzarra possa sembrare agli altri, portarla avanti. Le idee, prima di tutto non sono ASSOLUTE, possono cambiare nel tempo e lo fanno spesso e volentieri. A volte abbiamo la necessità di attraversare delle fasi in cui dobbiamo abbracciare QUELLA SPECIFICA IDEA e il giudizio degli altri ci disturba, ci impaccia, aggiunge pesi al cammino della nostra coscienza. Fidarsi di chi IMPONE visioni del mondo, per quanto comune, è il vero problema dell'in-dividuo.
E' difficile per persone che hanno abbracciato la degenerazione neoplatonica del cristianesimo occidentale con il suo carico di cultura e sacrificio, con il suo carico di SPIRITO lontano dal corpo, con il suo carico di PIETA' ( che non è COM-PASSIONE) distaccarsi dal cancro della maschera sociale che, come dice Carotenuto, ma come aveva capito anche Freud, regala RASSICURAZIONI al prezzo di ENORMI DISAGI.
e' DIFFICILE per chi vive della potenza generatrice di senso comune che è la SOCIETA' (che al di là di tutto mira alla conservazione e, purtroppo, ANCHE E SOPRATTUTTO al PRODURRE) distaccarsi dal giudizio. E' difficile, in particolare, per coloro che vivono di empatia e tengono molto ai giudizi e ai rapporti con gli altri. Bisogna provare a distaccarsi anche dal giudizio di chi amiamo. Prenderne le distanze o ad essere sacrificata sarà la nostra individualità.

mercoledì 7 dicembre 2011

Della frattura primigenia.

Tu vorresti l'amore e la comprensione universale. Vorresti sempre spiegare alle persone, a tutte, le ragioni delle tue azioni, dei tuoi pensieri, le radici dell'incomunicabilità. Vorresti dire CHI sei. Ma l'incomunicabilità è l'essenza della divisione, della condizione umana. Senza incomunicabilità non ci sarebbe scelta, non elezione di anime affini. Senza incomunicabilità non ci sarebbe la storia con le sue divisioni e con le sue grandi fratture.. E' una frattura nell'essere e nell'Essere e pretendere di sanare tale ferita è storia e desiderio ultra-umano. Tutti gli sguardi negati, i sorrisi mai elargiti o concessi a metà. La mela gustata dal sapore amaro. Le facili conclusioni delle menti semplici. Il "voglio essere come sei tu". Il "ti odio perché mi hai negato lo sguardo". Tutto scrive la storia dell'incomunicabilità.

martedì 15 novembre 2011

della "sanità" e della "malattia"-

Quella che i più definiscono "contraddizione" è il frutto della tua storia, scritta nel corpo e negli occhi. Essere in collegamento con la pancia, la mente e il cuore è arte che si impara, sfuggendo alla coerenza e alle DEFINIZIONI. Come l'avvocato della "Carriola" di Pirandello, bisogna trovare uno spazio per prendere la cagnetta per le zampe posteriori e "farle fare la carriola". Non puoi essere serio e cristallizzato per la vita. Per essere "sano" nel senso latino del termine (cioè "intero") devi imparare il linguaggio della follia e dell'incoerenza. Urge essere interi, sani. Interi nel provare e nel credere alla possibilità di essere finalmente ciò che si è. Questo è il necessario.

IO SONO QUELLA DELL'ULTIMO MINUTO. SE L'INCONSCIO HA UN SENSO CI SARA' UNA SPIEGAZIONE PIU CHE LOGICA.

CHIARA PISCIONE
sapete che vi dico? questa è la volta buona che smetto di lavorare a scuola...
oooooooooohhhhh che sollievo!lo fanno apposta per quelli come me a creare tutte ste minchiate online ridicole inutili complicate anticreative antivita di poste certificate che scadono il 30 aprile e ricorsi che alcuni lo sanno altri no, cazzate burocratiche per conquistare meglio e prima di altri meno attenti uno squallido posto di lavoro!fiera di essere una rincoglionita in tal senso.
D'ALTRONDE L'HO SEMPRE DETTO CHE NON VOLEVO FARE IL MESTIERE DI MAMMA E PAPA'.
E UN MOTIVO, CREDETEMI, C'E'.

dietro il muro come dietro la siepe

Durante un delirio


Guardo il muro di fronte al cortile di casa. Muto, pallido, silente. Avvolto nell’aria. Aria di casa. Mi sembra che abbia 2000 anni. Mi sembra che si sia rubato tutta la mia storia e che adesso me la riconsegni all’improvviso, senza alcun ritegno. E senza pudore. Sa cosa sta facendo, sa quant’è grave quest’operazione, quant’è completamente disarmante. Eppure la fa. Da stupido oggetto avvolto nel tempo qual è. Lo guardavo sempre. L’ho sempre guardato. mi affacciavo alla finestra e lo osservavo. In tutta la sua grandezza. C’erano tutti quei buchi, quelle crepe.. aveva un che di giallastro.. mi sembra che abbia accompagnato tutti i miei deliri quando avevo la febbre.. e tutte le mie speranze quando mamma e papà non tornavano, non ancora e io rivolgevo a lui le mie preghiere più accorate, supplicandolo. Così era sua la colpa delle mie febbri, dei miei mal di pancia quando lo guardavo muta, ingannando il male e, allo stesso tempo, suo il merito, se mamma e papà tornavano a casa a riabbracciarmi. Anche se ero stata cattiva. Ha anche visto, lo ricordo nettamente, quand’ero innamorata.. il cielo sembrava assumere sfumature lilla e lui, ah.. lui diventava la parete di un castello nascosto. Dall’altro lato, ne sono certa, correvano rampicanti di edera e fiori.. e, affacciato alla finestra, il mio principe. Mi sovrastava, vecchio e ingiallito dal tempo. Ne sapeva senz’altro di più di me: era lì da sempre. E io da poco, da così poco... E dietro si vedeva qualcosa, quasi un mondo parallelo, forse c’era il mare. Era come la siepe dietro la quale puoi trovarci un infinito nuovo, ogni volta che tu ne abbia voglia.. ero certa che ci fosse qualcosa, forse la strada di via terranova, forse la parallela, ma il mio senso del’orientamento lasciava così a desiderare che non ho mai capito la direzione esatta dove stessi guardando, quando spostavo lo sguardo più in là. Oltre il muro. Ero questo forse che lo rendevo così misterioso. Quel muro. Ora lo riguardo. A destra i balconi del palazzo..mi sembra impossibile. Sono certa che erano più grandi. E più arrugginiti. C’era la lavanderia della casa del quarto piano..sempre densa di roba affastellata, ammassata. C’era lo stendi-panni della signora del terzo piano. Disordine. E sottane nere stese. E una scopa. Non ci sono più. Stenditoio e signora, intendo. Il tempo me lo riconsegna nuovo di zecca, dipinto, rinnovato. Come il mio animo.

martedì 8 novembre 2011

Qualcuno rischia seriamente lo stalking. E oggi ne ho avuto la riprova. Stai attento e medita. Non può andarti bene in eterno. A nessuno va bene in eterno.

lunedì 7 novembre 2011

Fabas indulcat fames

Abbiamo fame e per placare la fame dobbiamo leggere i classici, dove c'è scritto tutto quello di cui c'è ancora bisogno, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Infatti, se Benigni, con 4 citazioni fa l' en plein di ascolti e turba i cuori (anche il mio ruvido) allora significa che di scuola e di nazione e di librocuore c'è ancora bisogno e possiamo ancora immaginare di passeggiare per il peripato. Tuttavia, avendo madama Scuola in persona, reso odioso ai più questo cibo degli Dei, I PIU' sono costretti ad accontentarsi dei link depressi e delle frasi bimbeminchie




finire col punto mi pareva banale